IT LAW | Tempo di lettura 4 min

L'Hosting Provider attivo: l'ultima interpretazione giurisprudenziale (parte seconda)

Diego Ganeo, 24/02/2022

Il caso R.T.I. S.p.A. v Qlipso Inc. e Dailymotion S.A., deciso dal Tribunale di Roma nel 2021, ha il merito di consolidare ulteriormente l'interpretazione del concetto di hosting provider attivo. Tale nozione, in contrapposizione a quella di hosting provider passivo (vedasi parte prima), ha già invero avuto modo di cristallizzarsi nella giurisprudenza italiana con il caso R.T.I. S.p.A. v VIMEO LLC, deciso, sempre dal Tribunale di Roma, nel 2019.

In tale occasione, R.T.I. lamentava la pubblicazione non autorizzata, sul portale vimeo.com, di centinaia di contenuti estratti da trasmissioni e canali di titolarità di R.T.I. Di contro, VIMEO eccepiva di non essere a conoscenza di tali pubblicazioni abusive sulla propria piattaforma, non potendo svolgere alcun controllo preventivo dei video caricati dai propri utenti e di essere tenuta ad attivarsi per rimuovere i contenuti lesivi di diritti di proprietà intellettuale di terzi solo una volta ricevuta adeguata segnalazione. In tal senso, VIMEO dichiarava di assumere un ruolo di hosting provider passivo.

Rappresentate le posizioni degli attori nel caso de quo, risulta ora opportuno precisare che, sulla scorta dell'orientamento giurisprudenziale maggioritario italiano, l'hosting provider diviene attivo qualora interviene nell'organizzazione e selezione del materiale trasmesso in modo non completamente passivo e neutro rispetto all'organizzazione della gestione dei contenuti immessi dagli utenti, dalla quale trae anche sostegno finanziario in ragione dello sfruttamento pubblicitario connesso alla presentazione organizzata di tali contenuti.

Ciò premesso, il tribunale capitolino rilevava che:

  1. i video caricati su Vimeo sono precisamente catalogati, indicizzati e messi in correlazione tra loro dalla stessa Vimeo;
  2. Vimeo fornisce un motore di ricerca che agevola il reperimento del video di interesse, anche modulando la ricerca attraverso l'utilizzo di appositi tag quali "newst", "oldest", "most played" ecc.;
  3. ai video sono associati contenuti pubblicitari, correlati ai contenuti dei medesimi video visualizzati, che rimandano a pagine di terze parti, generati tramite servizio AdSense.

Sulla scorta di tali premesse, il Tribunale di Roma, con sentenza n. 693/2019, concludeva nel senso che "VIMEO non si è limitata ad attivare il processo tecnico che consente l'accesso alla piattaforma di comunicazione sulla quale sono trasmesse o temporaneamente memorizzate le informazioni messe a disposizione da terzi, al solo fine di rendere più efficiente la trasmissione, ma ha svolto una complessa e sofisticata organizzazione di sfruttamento dei contenuti messi in rete che vengono selezionati, indirizzati, correlati, associati ad altri, arrivando a fornire all'utente un prodotto audiovisivo di alta qualità e complessità dotato di una sua precisa e specifica autonomia".

Ne deriva che, anche se VIMEO si avvale di un software per indicizzare, organizzare, catalogare, associare ad altri o alla pubblicità i video caricati dagli utenti, "viene comunque a svolgere un ruolo attivo di ingerenza nei contenuti memorizzati, tale da permettergli di conoscere o controllare e di fornire un importante contributo all'editing del materiale memorizzato", così assumendo il ruolo di hosting provider attivo.

...segue ultima parte, non perdetela!

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